News Trending

Sarà davvero passata di pomodoro Italiana?

NB: Consigliamo sempre di acquistare cibi genuini direttamente dai piccoli produttori italiani.

E' nata www.cibisaniegenuini.com la prima piattaforma e-commerce open source, gratuita per i produttori artigianali genuini made in Italy, che permette di acquistare in Italia e nel mondo le eccellenze italiane.

Sono presenti solo prodotti che hanno superato il disciplinare "Cibi Sani e Genuini" trattandosi di prodotti artigianali, biologici, biodinamici, naturali e realizzati con tecniche antiche.
​Aiutiamo e valorizziamo i produttori virtuosi, agricoltori, piccole aziende agricole, fattorie, che mantenendo modelli produttivi sostenibili, non intensivi e a tutela della biodiversità, sono la chiave per garantire la sicurezza di un'alimentazione sana e lontana dalle logiche di mercato in cui l'aspetto economico prevale, purtroppo, rispetto alla nutrizione e alla salute umana.

Per ogni produttore c'è una scheda di presentazione nella quale vengono illustrate le caratteristiche della azienda agricola e i metodi di coltivazione/allevamento/produzione. Nel pieno rispetto di una filiera verificata (da noi) e verificabile (da te).

 

Sarà davvero passata di pomodoro Italiana? 

 

Questa è la domanda che, recentemente, la maggior parte degli italiani si pone quando sosta, al supermercato, davanti all'espositore della salsa di pomodoro. Si perché, parliamoci chiaro, la notizia che il condimento più utilizzato dagli italiani (assieme all'olio extravergine d'oliva), una delle icone dell'italianità nel mondo, potrebbe essere, in realtà, pomodoro cinese, fa accapponare la pelle.

 

L'argomento, di cui sul web si parlava già da un pò (e non soltanto in riferimento ai pomodori), è tornato prepotentemente alla ribalta dopo la messa in onda di un servizio/reportage della iena Nadia Toffa, che fingendosi un possibile acquirente italiano si è recata in Cina per confrontarsi con i "fornitori".

 

L'idea del reportage nasce dal fatto che alcune aziende produttrici italiane (il numero è imprecisato, ma ci auguriamo che siano poche) mettono in commercio salsa di pomodoro che nell'etichetta, della confezione, riporta frasi quali: prodotto in Italia, made in Italy, gusto italiano, coltivato in Italia, il tutto, spesso, condito dall'esibizione del tricolore, senza che, nella salsa prodotta, ci sia un pomodoro italiano.

 

A questo punto la domanda è: ma allora che pomodori ci sono nella salsa che sto mangiando?

La risposta, ammesso che sia possibile, è ancora più sconvolgente della domanda ed è: nessuno, nel senso che non si tratta di pomodori, nudi e crudi, ma, la salsa è prodotta dalla diluizione di una "pasta di pomodoro", cioè un superconcentrato di pomodoro, prodotta in Cina con pomodori cinesi.

 

Dalle confidenze che il rappresentante dell'azienda cinese ha reso alla Toffa, emerge chiaramente che gli importatori italiani sono, peraltro, interessati esclusivamente al risparmio sul prezzo arrivando, addirittura, ad acquistare "pasta di pomodoro" già scaduta.

 

Ma come è possibile tutto ciò?

Questo non è certo un mistero, perché la legislazione vigente consente di considerare come italiano qualsiasi prodotto la cui "lavorazione sostanziale" si svolga in Italia. Nel caso che stiamo trattando per "lavorazione sostanziale" si intende che la diluizione del superconcentrato avviene in Italia, e per questo motivo, il prodotto finale, si può considerare italiano.

L'unica informazione che la legge tutela, cioè punisce chi mendacemente riporta questa indicazione sull'tichetta è "100% pomodori italiani". Quindi, l'indicazione "100% pomodori italiani", posto sull'etichetta di una salsa di pomodoro, dovrebbe (ed il condizionale è d'obbligo in questi casi) garantirci un minimo di sicurezza in più.

 

Ricordiamo a tutti che il problema non riguarda soltanto la salsa di pomodoro, ma il problema di tracciabilità delle materie prime riguarda anche altri prodotti quali: minestroni surgelati, formaggi, paste ripiene e insaccati (dei quali abbiamo già parlato), ecc..

 

Continuando ad approfondire l'argomento, nel reportage, emerge che, da analisi effettuate in laboratorio, su un campione di superconcentrato cinese, questo conteneva antiparassitari cancerogeni considerati illegali, già da tempo, in tutta l'Unione Europea. Si deve, ulteriormente, considerare che la Repubblica Popolare Cinese utilizza dei parametri, per la regolamentazione dell'utilizzo di pesticidi, molto diversi dai nostri, potremmo definirli "di manica larga".

 

Segnaliamo che l’art. 4, comma 49, della legge n. 350/2003 indica che se c’è pericolo di inganno nei confronti del consumatore circa l’origine geografica del prodotto (cioè quello di ritenerlo erroneamente italiano), l’indicazione espressa sulla sua provenienza non impedisce di considerare “mendaci” le altre indicazioni e di sanzionarle, di conseguenza l’etichetta è penalmente illecita.

La legge n. 350 del 2003, quindi, tratta con sanzione penale, l'indicazione "menzognera" che ha come finalità quella di trarre in inganno il consumatore.

Ricordiamo, ancora, che l’art. 2, par. 1, lett. a) della dir. 2000/13, come anche l’art. 2 del d.lgs. n. 109/92, indica, come principio generale del sistema di etichettatura, il divieto di indurre il consumatore in errore circa l’origine e la provenienza geografica dell’alimento.

 

In questo difficile panorama l'unico consiglio che ci sentiamo di darvi, a parte lo scegliere, al supermercato, salse che in etichetta riportino la dicitura "100% pomodori italiani" che, come ricordiamo, è un'indicazione tutelata dalla legge, è quello di fare la salsa in casa, essendo, il procedimento molto semplice e poco dispendioso in termini di danaro, l'importante è avere abbastanza tempo per la realizzazione della conserva (di vero pomodoro italiano).