Le multinazionali che controllano il cibo del pianeta

Un gruppo di multinazionali detta le regole dell'alimentazione mondiale, dalle sementi, all’acquisto e alla commercializzazione dei prodotti agroalimentari

Un miliardo e mezzo di produzioni agricole mondiali sono costrette a "passare" da queste multinazionali per produrre e commercializzare i propri prodotti. In questo quadro di significative difficoltà economiche e occupazionali per gli stessi imprenditori agricoli si mettono a rischio anche gli standard di qualità e sicurezza alimentare e nello stesso tempo si mina la sovranità alimentare dei singoli Paesi.

 

Acquisizioni, fusioni e alleanze

Scalate, fusioni, acquisizioni, investimenti tutti finalizzati ad un unico grande scopo, garantire profitti agli azionisti.

Negli ultimi anni abbiamo assistito, per esempio, ad acquisizioni importanti come quella di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon, e alla partnership di Google con il colosso della grande distribuzione ValMart che conta più di 11 mila negozi sparsi per il globo.

Nel mercati plurimiliardari dei brevetti, dei sementi e dei pesticidi si sono viste la fusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

 

In particolare - secondo Coldiretti - il 63% del mercato mondiale delle sementi è in mano a solo 3 multinazionali. «Con l'acquisizione di Monsanto da parte della Bayer per più di 60 miliardi di dollari, dopo la fusione tra DuPont e Dow Chemical e l'acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina, il 63% del mercato delle sementi e il 75% di quello degli agrofarmaci è concentrato nelle mani di tre multinazionali soltanto con un evidente squilibrio di potere contrattuale nei confronti degli agricoltori». Anche la Fao ha lanciato l’allarme per questa crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato negli ultimi decenni ad una perdita del 75% della biodiversità.

 

Un' acquisizione poi finita con un nulla di fatto, ma che fa riflettere sulle dinamiche che stanno dietro questi enormi investimenti, è stata la vicenda della Kraft-Heinz - di cui sono proprietari alcuni degli uomini più ricchi del pianeta come Warren Buffett e il fondo brasiliano che fa capo a Jorge Paulo Lemann - che nel 2017 ha lanciato un’offerta di acquisto da 143 miliardi di dollari per rilevare Unilever, leader del mercato food con una fatturato annuo da 51 milardi di dollari.

Probabilmente Buffett e Lemann, sfuggita l'opportunità Unilver, non tarderanno a lanciarsi verso altre realtà con l'obiettivo forse avvicinarsi al numero uno del mercto mondiale del cibo, la Nestlè con i suoi 90 milioni di dollari di fatturato nel 2018.

Tutte queste attività finanziarie, quotazioni di Borsa, riduzione dei costi, attività di marketing e pubblicità a livello globale per promuovere brand e prodotti sono operazioni enormi che puntano solo a massimizzare gli investimenti a prescindere che si tratti di alimentazione umana o di smartphone. 

Come spiega Stefano Liberti, autore del libro “I signori del cibo”, in questo modo si accentrano risorse e aumenta il controllo di pochi sui mercati. "Queste non sono buone notizie per i consumatori o per sperare di avere prodotti di maggiore qualità e senza Ogm".

Non a caso l'industria alimentare è più concentrata ad utilizzare additivi chimici, poco costosi, per migliorare l'aspetto, il gusto e la durata dei prodotti rispetto alla qualità delle materie prime utilizzate e alla salubrità dei prodotti venduti ai consumatori.

Come spiega leconomista Raj Patel "i prezzi di frutta e verdura sono in aumento in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, l’unica merce che costa meno rispetto agli anni novanta sono i cibi pronti. E questo serve a tutto il sistema economico: i lavoratori in città vengono pagati poco e per sfamare le loro famiglie sono costretti a comprare alimenti a basso costo, coltivati grazie a un massiccio uso di pesticidi e con la manodopera di contadini sottopagati. Tutto questo per arrivare a pagare un solo dollaro per un hamburger!".

 

Sono dieci le multinazionali che controllano circa il 60-70% del cibo mangiato dalla popolazione mondiale attraverso più di 500 marchi e un fatturato che supera i 500 milardi di dollari all'anno.

 

Proviamo a mettere in orine di fatturato le "multinazionali del cibo":

 

Nestlé è di gran lunga più grande (91,4 miliardi nel 2018) della seconda classificata

 

Pepsicola (64,5 miliardi nel 2018)

 

Unilever (51 miliardi nel 2018)

 

Coca Cola è ben distaccata dalla storica rivale Pepsi ed è ferma a 31,85 miliardi di fatturato nel 2018 

 

Mondelez (25,9 miliardi di dollari nel 2018)

 

Kellogg’s a fondo classifica con 13,55 miliardi di dollari nel 2018.

 

 

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