Cibi Genuini

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Alimenti sani consigliati: CIBI SANI CHE FANNO BENE ALLA SALUTE

NB: Consigliamo sempre di acquistare cibi genuini direttamente dai piccoli produttori. La nostra associazione non profit ha promosso l’apertura del primo punto vendita a Roma in via Catania 39, vienici a trovare per vedere e acquistare solo cibi genuini fatti da piccoli allevatori e fattorie che mantenendo modelli produttivi sostenibili e a tutela della biodiversità sono la chiave per garantire la sicurezza di un’alimentazione sana. Oppure acquista on line e ricevi comodamente a casa www.cibisaniegenuini.com COSA MANGIARE DI GENUINO ? CIBI SANI CHE FANNO BENE ALLA SALUTE Dieta sana con alimenti sani e buoni che possono anche fare bene alla nostra salute Il cibo può agire sia in maniera positiva che in maniera negativa sulla nostra salute. Questo oramai è scientificamente indiscutibile. In realtà lo professava già nel V secolo Ippocrate di Cos, che si tramanda affermasse: “Siamo ciò che mangiamo”. Dai calcoli biliari, alla cellulite, dal cancro alla menopausa, il cibo sembra curare ogni cosa. Una buona dieta, prevalentemente a base di verdure e legumi, e passano le malattie. Esattamente come passano con le medicine, ma a effetti collaterali zero… Come dichiarato anche in un articolo della fondazione Veronesi: “Oggi sappiamo con certezza, grazie ai numerosi studi scientifici pubblicati sull’argomento, che esiste una precisa relazione tra dieta e cancro… è stato dimostrato quanto una maggiore o minore diffusione di questa malattia dipenda in larga parte anche da come si vive, da ciò che si mangia e perfino da quanto si mangia”. Provando a sintetizzare in modo comprensibile a tutti gli studi scientifici, gli approfondimenti e le analisi effettuate in materia di alimentazione e nutrizione degli ultimi decenni, non dovremmo sbagliare affermando che, per avere una dieta sana ed equilibrata che porti benefici al nostro organismo e prevenga l’insorgere di malattie (cardiache, neoplasie, diabete, obesità, ipertensione..)  si deve: – limitare il cibo dei fast food – portare a tavola cibi sani (come olio d’oliva, frutta secca, pesce, carboidrati complessi (pane, pizza e biscotti integrali, frutta e verdura) – non esagerare con i formaggi – ridurre il consumo di carne rossa preferendo eventualmente carne magra – bere tantissima acqua (che ha un importante potere alcalino) – andare al supermercato sempre con la pancia piena e mai prima di mangiare e, come suggerisce il prof.re Berrino (esperto di alimentazione), andare solo nei reparti “laterali” dove si trova la frutta, il pesce, la carne ed evitare i corridoi centrali pieni di “schifezze industriali”. Lista di cibi sani e genuini che fanno bene alla salute: una dieta dal “gusto” vegetariano In molti si chiedono cosa mangiare di Genuino? Quali sono i cibi che fanno bene alla salute? Abbiamo stilato una lista di cibi sani da poter comprare anche nelle catene dei supermercati che, oltre a non essere dannosi per la nostra salute, possono anche aiutarci a prevenire l’insorgere di malattie cardiovascolari e tumorali: Olio extra vergine di Oliva. L’olio extravergine di oliva ha proprietà antinfiammatorie ed è ricco di antiossidanti (acido oleico, polifenoli, ecc); inoltre contiene principalmente grassi monoinsaturi  che riducono la presenza di colesterolo “cattivo” nell’organismo. I Broccoli hanno sulforafano, antiossidanti che sembra aiuti a prevenire alcuni tumori, come la leucemia. Per mantenere “intatte” tali proprietà antitumorali sarebbe preferibile cucinarli al vapore. La cottura in acqua bollente, infatti, può disperdere alcune di queste proprietà a causa dell’elevata temperatura. Il Cavolfiore, come il broccolo, contiene sulforafano e altri antiossidanti, come vitamina C e pro-vitamina A. E’ fonte di sali minerali e fibra alimentare che può aiutare in caso di stitichezza. Legumi: i Ceci sono ricchi di magnesio e di folato che possono portare effetti benefici come l’abbassamento dei livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue; inoltre possono avere un effetto protettivo per il cuore. Il folato, in particolare, abbassa i livelli dell’aminoacido Omocisteina che, se presente in eccesso nel sangue, può aumentare le probabilità di ictus e infarto. I Fagioli “combattono” il colesterolo “cattivo” e aiutano la pressione. Contengono, tra l’altro, fibre, proteine vegetali e ferro. Le Lenticchie hanno diverse proprietà benefiche e sono ricche di vitamine e sali minerali. Sono i legumi che presentano maggiori proprietà antiossidanti. L’Aglio ha proprietà antitumorali, antiossidante, antibatterico, protegge il cuore e aiuta controllare la pressione. La Cipolla contiene sali minerali e vitamine, in particolare la C. Contiene anche oligoelementi (magnesio, ferro, zolfo, calcio, fosforo…). Aiuta la digestione e stimola il metabolismo. Cereali rigorosamente integrali perché non essendo stati raffinati conservano tutte le proprietà, ovvero la crusca e il  germe di grano. Quindi mangiare pane, crackers, crostini… integrali, al farro, grano saraceno, segale, ecc. Frutta secca: le Mandorle (ma anche altra frutta secca) hanno un’elevata azione antinfiammatoria per l’intestino e i reni. Le Noci sono ricche di antiossidanti e, come l’olio di oliva, contengono grassi monoinsaturi che riducono la presenza di colesterolo “cattivo” nell’organismo. Spezie di tutti i tipi, come origano e curcuma. Agrumi come arance e limoni sono ricchi di vitamina C e sali minerali, sono antiossidanti e aiutano il sistema immunitario. Il limone è sicuramente uno dei migliori antinfiammatorio presente in natura. Frutti di bosco (mirtilli, lamponi, fragoline di bosco, ecc.), sono degli antinfiammatori eccezionali. In generale, tutta la frutta e la verdura fanno bene. Sono ricchissime di acqua, vitamine, fibre e sali minerali.  Come riportato dalla Fondazione Veronesi: “Consumare questi alimenti in grandi quantità ostacola la comparsa della gran parte dei tumori: bocca, laringe, esofago, stomaco, intestino. Frutta e verdura sono infatti ricchissime di sostanze preziose, come vitamine, fibre e inibitori della cancerogenesi (flavonoidi e isoflavoni). Non mettere in tavola ogni giorno questi alimenti significa privare l’organismo di importanti scudi naturali, che da un lato neutralizzano gli agenti cancerogeni e dall’altro riducono la capacità delle cellule tumorali di proliferare“. Di seguito il prof.re Berrino (Epidemiologo ed esperto di alimentazione) elenca alcuni alimenti antinfiammatori che fanno bene alla salute

legumi freschi cibi-sani-e-genuini

I legumi riducono il rischio di cancro

Il dott. Franco Berrino (medico ed epidemiologo) spiega con parole semplice l’importanza di mangiare legumi anche per ridurre il rischio di cancro. “Non si mangiano più i legumi, c’è addirittura chi mangia solo le lenticchie a Capodanno con lo zampone. I legumi sono stati meno studiati rispetto ai cereali proprio perché vengono mangiati meno. Tuttavia ci sono due studi importanti sui legumi uno spagnolo e uno americano. Nello studio spagnolo le persone che mangiano più frequentemente legumi dimezzano il loro rischio di cancro, mentre nello studio americano è emerso che viene ridotto di un terzo il rischio di cancro. I legumi hanno la proprietà meravigliosa di avere un indice glicemico molto basso e di rallentare la velocità di assorbimento del glucosio. Sarebbe opportuno che ci siano un po’ di legumi a tavola tutti i giorni, non c’è bisogno che siano tanti, sono sufficienti due o tre cucchiai. Anche le noci, le nocciole e le mandorle hanno la capacità di rallentare l’assorbimento del glucosio. Quindi fave, ceci, lenticchie, fagioli, cicerchie, vanno tutti bene e si possono fare anche dei piatti meravigliosi. E poi c’è un altro legume eccezionale: la Soia. Gli studi mostrano che chi mangia prodotti tradizionali di soia si ammala meno. Le persone non mangiano legumi perché fanno gonfiare la pancia, ed è normale che questo avvenga proprio perché non vengono mangiati spesso, quindi bisogna introdurli nella propria dieta con gradualità, iniziando con uno o due cucchiai al giorno, in modo da allevare i microbi buoni dell’intestino che saranno poi capaci di digerirli per noi. E ne avremo dei vantaggi sia gastronomici che di salute. E considerate anche i legumi che non sono tradizionali delle nostre parti, oltre la soia ci sono gli azuki, che sono più piccoli dei fagioli con un colore rosso scuro, poi ci sono i legumi neri come i fagioli neri, la soia nera che ha un’azione particolare sui genitali e sulla gola, molti cantanti la utilizzano. Poi c’è il fagiolo mung, chiamato anche fagiolo verde, quello con cui si fanno i cosiddetti germogli di Soia che vengono appunto fatti con il fagiolo mung e non dalla soia. Un altro suggerimento è di non comprare solo i fagioli secchi o i piselli secchi ma anche quelli freschi che si trovano solo una volta l’anno e che si possono mangiare anche crudi ed hanno un gusto molto zuccherino. La gente si lamenta perché ci vuole un’ora per cuocere i legumi, ma ricordiamoci che non dobbiamo guardarli mentre cuociono, fanno tutto da soli basta ricordarsi di andare a spegnere il fuoco quando sono pronti. Comunque nei negozio naturali è possibile trovare degli ottimi legumi lessi e pronti in barattolo di vetro. I legumi per migliaia di anni sono stati l’alimento dell’uomoFino a 100 anni fa ma anche 70 anni fa, prima che si imponesse l’industria alimentare, tutti i popoli del mondo mangiavano tutti i giorni cereali e legumi, che sono stati per migliaia e migliaia di anni il cibo dell’uomo. Non abbiate paura dei cereali integrali e dei legumi, introduceteli gradualmente, masticate bene e avrete tanti vantaggi e anche la pancia piatta”.

Etichette trasparenti cibi-sani-e-genuini

Regolamenti europei: più chiarezza nelle etichette

Trasparenza, valorizzazione e difesa dei prodotti agroalimentari, tracciabilità e  informazioni dettagliate sulla sostenibilità all’interno delle etichette dei prodotti. Tutti aspetti fondamentali per permettere al consumatore di acquistare in modo consapevole e cercare di evitare di cadere nella “trappola” dei package accattivanti che cercano di “distrarre” con frasi d’effetto come “artigianale”, “senza olio di palma”, “prodotto naturale”, fino ad arrivare per esempio a trovare scritte come “Succo di Mirtillo” in un succo di frutta che di mirtillo in etichetta ha solo il 3%. Per non parlare del “finto biologico“, tema che abbiamo approfondito in un articolo dedicato. Per arrivare ad un’ etichettatura che sia veramente trasparente, chiara e che offra al consumatore le informazioni sull’origine dei prodotti la Commissione europea ha avviato una consultazione per la revisione del FIC (Food Information to Consumer), emanato con il Regolamento UE 1169/2011.  Il FIC (Food Information to Consumer) regola le informazioni su tutti gli alimenti destinati al consumo e si applica a tutti gli operatori che lavorano nella filiera del settore alimentare.Dopo la consultazione, che si concluderà il 7 marzo 2022, la Commissione vorrebbe presentare una proposta di legge al Parlamento europeo relativa alle informazioni sulle etichette, in particolare: etichettatura nutrizionale apposta sulla parte frontale degli alimenti etichettatura di origine etichettatura delle bevande indicazione della data di consumo Ecco un piccolo “glossario alimentare” che il consumatore dovrebbe conoscere per sapere cosa sta acquistando: Ingrediente: si considera tale qualunque sostanza o prodotto, compresi gli aromi, gli additivi e gli enzimi alimentari, e qualunque costituente di un ingrediente composto utilizzato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se sotto forma modificata. Da questa definizione esulano i residui, non sono considerati come ingredienti. L’indicazione di tutti gli ingredienti è di vitale importanza, soprattutto quando si tratta di allergeni responsabili di intolleranze e allergie alimentari.Ingrediente composto: tale è il prodotto di più ingredienti.Ingrediente primario: è considerato “primario” l’ingrediente o gli ingredienti di un alimento che rappresentano più del 50 % di tale alimento o che sono associati abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore e per i quali nella maggior parte dei casi è richiesta un’indicazione quantitativa.Luogo di provenienza: indica qualunque luogo da cui l’alimento proviene. Non va confuso con il “Paese di origine”. Il nome, la ragione sociale o l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare apposti sull’etichetta non costituiscono un’indicazione del Paese di origine né del luogo di provenienza del prodotto alimentare.Etichetta: rappresenta il marchio commerciale o di fabbrica, ovvero il segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che ne accompagna l’imballaggio o il contenitore.Etichettatura: è la carta di identità del prodotto in modo chiaro leggibile ed indelebile. Consiste in qualunque menzione, indicazione, marchio di fabbrica o commerciale, immagine o simbolo che si riferisce a un alimento e che figura su qualunque imballaggio, documento, avviso, etichetta, nastro o fascetta che accompagna o si riferisce a tale alimento.Informazione sugli alimenti: sono le informazioni riguardanti un alimento e messe a disposizione del consumatore finale attraverso un’etichetta, o qualunque altro mezzo (pensiamo agli strumenti della tecnologia moderna), ivi compresa la comunicazione verbale.Leggibilità: è l’apparenza fisica delle informazioni, tramite le quali l’informazione è visivamente accessibile al pubblico in generale e che è determinata da diversi fattori, come le dimensioni del carattere, la spaziatura tra lettere e righe, lo spessore, il tipo di colore, la proporzione tra larghezza e altezza delle lettere, la superficie del materiale nonché il contrasto significativo tra scritta e sfondo;Denominazione legale: non è che la denominazione di un alimento prescritta dalle disposizioni dell’Unione a esso applicabili; in mancanza di esse, la denominazione legale è quella prevista dalle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative applicabili nello Stato membro nel quale l’alimento è venduto al consumatore finale o alla collettività.Termine minimo di conservazione: la data fino alla quale tale prodotto conserva le sue proprietà specifiche nelle corrette condizioni di conservazione. Teoricamente il FIC dovrebbe garantire un elevato livello di protezione del consumatore in tema di informazione sugli alimenti assicurando il buon funzionamento del mercato interno. Questo lascia pensare che forse finora non sia stato fatto abbastanza in tema di informazione alimentare: perché intervenire nuovamente sul FIC? Forse le informazioni attualmente presenti su alcune etichette alimentari sono imprecise o ingannevoli, attribuendo qualità e proprietà che in realtà il prodotto non possiede? Per evitare tali inconvenienti esistono già le “pratiche leali di informazione”, che impongono di riportare sulle confezioni degli alimenti alcune specifiche: caratteristiche natura identità proprietà composizione (tutti gli ingredienti) quantità durata di conservazione/data di scadenza Paese d’origine luogo di provenienza metodo di fabbricazione/produzione Tuttavia, la questione della trasparenza e correttezza delle informazioni alimentari è ancora incerta: pensiamo al finto biologico, che ha fatto molto discutere.Proprio su questo fronte l’Italia si è attivata con un disegno di legge sull’agricoltura biologica.Avremo davvero maggiore trasparenza, più controlli, prevenzione delle frodi agro-alimentari, certificazioni di qualità, semplificazione normativa?Attendiamo guardinghi l’approvazione definitiva.

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Chi Siamo

Sappiamo quello che mangiamo ? cosa acquistiamo? Cosa diamo ai nostri figli? CibiSanieGenuini® nasce per aiutare i consumatori a fare una spesa attenta e consapevole, è una “guida” per acquistare prodotti italiani, sani, genuini, realizzati senza sostanze chimiche potenzialmente nocive per la salute. La nostra associazione non profit ha promosso l’apertura del punto vendita a Roma in via Catania 39, vienici a trovare per vedere e acquistare solo cibi genuini fatti da piccoli allevatori e fattorie che mantenendo modelli produttivi sostenibili e a tutela della biodiversità sono la chiave per garantire la sicurezza di un’alimentazione sana. Oppure acquista comodamente da casa sul sito www.cibisaniegenuini.com Tutela dei produttori italiani e valorizzazione del Made In Italy La Mission dell’Associazione non profit Cibi Sani e Genuini è – Permettere a chiunque di acquistare alimenti salubri, da coltivazioni e allevamenti che rispettano la biodiversità e il ciclo naturale di piante e animali   (Chiunque deve poter sapere chi, come e dove è stato prodotto il cibo che mangia). – Aiutare i piccoli produttori italiani a preservare coltivazioni e allevamenti sostenibili per la produzione di alimenti sani, genuini e privi di sostanze nocive e potenzialmente pericolose per la salute I prodotti Made In Italy, oltre alle produzioni tipiche e artigianali, garantiscono un elevato livello di qualità anche grazie alle normative italiane e comunitarie in materia di produzione di alimenti, che risultano più rigide di quelle presenti negli altri paesi. Ad esempio in Italia è vietato l’utilizzo di alcuni pesticidi che sono, invece, autorizzati all’estero. Produttori e produzioni sostenibili Oltre a consigliare l’acquisto di prodotti alimentari selezionati soltanto nel rispetto del nostro DISCIPLINARE l’obiettivo di CibiSanieGenuini è quello di aiutare e valorizzare i produttori virtuosi (agricoltori, allevatori, piccole aziende agricole gestite a livello familiare, fattorie, aziende attente alla salute degli animali e all’impatto sociale delle proprie produzioni, ecc.) che mantenendo modelli produttivi sostenibili e a tutela della biodiversità, sono la chiave per garantire la sicurezza di un’alimentazione sana e lontana dalle logiche di mercato nel quale oramai prevale più l’aspetto economico che non quello della nutrizione per l’uomo. I produttori italiani, particolarmente attenti alla qualità, hanno dei costi di produzione elevati e soffrono la competizione delle multinazionali che invece vendono prodotti a prezzi più bassi. L’industria alimentare, infatti, introducendo ingredienti chimicamente raffinati e di scarsa qualità (es. grassi vegetali saturi), additivi chimici (es. conservanti, coloranti, ecc), sfruttando allevamenti intensivi (nei quali vengono maltrattati gli animali) riesce ad abbassare i costi di produzione, offrendo sul mercato alimenti con scarse qualità nutrizionali a vantaggio di un prezzo molto contenuto. (*OGM limitatamente alle informazioni fornite nella confezione dal produttore o confrontando i dati tra stabilimenti in italia che producono con OGM e stabilimento di produzione del prodotto riportato nella confezione) E-mail: info @ cibisaniegenuini.it – noprofit.cibisaniegenuini @ pec.giuffre.it Phone: 351 855 11 85 (anche su whatsapp) 06. 83958389 – 090. 363112 –  Roma – Pavia – Messina Limiti di responsabilità Ogni notizia o consiglio alimentare e non, contenuti nel sito www.CibiSanieGenuini.it , devono intendersi a solo scopo informativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico, dietologo o nutrizionista. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità. CibiSaniGenuini, in ogni caso, adotterà ogni ragionevole misura al fine di evitare che siano pubblicate, nel sito web, opinioni manifestamente diffamatorie ed offensive o chiaramente in contrasto con diritti di terzi. Chiunque riscontri errori, omissioni ed inesattezze nei materiali, dati e informazioni pubblicati e/o nelle opinioni espresse presenti sul sito www.CibiSanieGenuini.it,  ovvero ritenga che tali materiali, dati, informazioni e/o opinioni violino i propri diritti, ha facoltà di rivolgersi allo Staff di redazione all’indirizzo info@cibisaniegenuini.it. In questa eventualità CibiSanieGenuini procederà alle dovute verifiche e nel caso in cui la denuncia dell’utente risulti fondata, provvederà a rimuovere dal sito web materiali, dati, informazioni e/o opinioni che si rivelino non completi, inesatti o in violazione dei diritti di terzi. Il sito www.CibiSanieGenuini.it  non è nè può ritenersi assimilabile ad una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all’art. 1, comma III della L. n. 62 del 7.03.2001.

food made in Italy

Produzioni certificate: il made in Italy agroalimentare nel mondo

Un valore alla produzione vicino ai 15 miliardi di euro, con una crescita del 6% su base annua e un peso dell’11% sul fatturato totale dell’industria agroalimentare nazionale, capace di generare un export da 8,4 miliardi (oltre un quinto dell’intero comparto). Quelli del Rapporto Qualivita-ISMEA sulle produzioni certificate, presentato nel 2018, sono numeri che lasciano pochi dubbi sul ruolo che il settore, forte di 818 prodotti tra Food e Wine, riveste all’interno del comparto. Le produzioni certificate dimostrano una forte capacità di traino per le altre produzioni, soprattutto nell’ottica dell’esportazione. La crescita del settore sta intervenendo, certifica l’analisi Qualivita-ISMEA, anche nel rapporto fra sistema delle DOP IGP e industria alimentare, la quale mostra un interesse crescente verso produzioni capaci di attirare segmenti di consumatori sempre più ampi e di imporsi sul mercato con prezzi premium. Lo testimonia certamente il forte investimento fatto dalla Grande distribuzione su linee dedicate ai prodotti certificati , ma anche la continua espansione della presenza di questi prodotti nell’Horeca, sempre più propenso a valorizzare la presenza di DOP e IGP nella propria offerta. A questo si va ad aggiungere la scelta di alcuni grandi brand del settore alimentare di stringere accordi con le produzioni certificate per poter offrire ai consumatori la scelta di materie prime italiane di qualità (certificata). Si tratta senza dubbio di una grande opportunità di crescita per il settore che deve però essere gestita in maniera attenta per evitare il rischio di una “banalizzazione del valore”, così come, si sottolinea nel rapporto, è fondamentale gestire una comunicazione adeguata che guidi il consumatore nel distinguere chiaramente il prodotto a IG nelle sue varie forme presenti sul mercato. I numeri delle produzioni certificateAlla fine dell’anno 2017 si contano complessivamente 3.005 prodotti DOP IGP STG nei Paesi UE ed Extra UE, di cui 1.419 prodotti Food (47%) e 1.586 prodotti Wine (53%). Nel corso del 2017 sono stati registrati complessivamente 46 nuovi prodotti, 39 del comparto Food e 7 del comparto dei Vini. L’Italia con i suoi 818 prodotti (264 consorzi e 70 organismi di controllo) è il Paese con il maggior numero di filiere DOP IGP al mondo e nel corso del 2017, ha registrato 4 nuove denominazioni: l’olio e.v.o. Marche IGP (Marche), i Vitelloni Piemontesi della Coscia IGP (Piemonte e Liguria) appartenenti alla categoria delle carni fresche, il formaggio Ossolano DOP (Piemonte) e fra gli ortofrutticoli la Lenticchia di Altamura IGP (Puglia, Basilicata). Per quanto riguarda il comparto “Food”, l’Italia raggiunge i 6,6 mld di euro di valore alla produzione (+3,3% rispetto all’anno precedente) e 13,6 al consumo (+3%), l’export tocca i 3,4 mld (+4,4%). Se si considera l’intervallo temporale degli ultimi dieci anni (2006-2016) il comparto ha seguito un trend in costante crescita per tutti i parametri economici analizzati con tassi di incremento molto elevati sia per valore alla produzione (+47%) che per valore al consumo (+64%) e con risultati eccellenti per valore all’export (+262%). Per il “Wine”, invece, la produzione si attesta su 3 mld di bottiglie (+5,4%) con un valore alla produzione di 8,2 mld (+7,8%) e un export vicino ai 5 mld (4,97 mld +6,2%). Risultati ottenuti grazie a una superficie iscritta pari a 509mila ettari e una produzione che arriva intorno al 50% del vino totale prodotto in Italia (25 milioni di ettolitri, di cui 22,5 milioni imbottigliati). Il territorio Le produzioni certificate sono presenti in maniera capillare sul territorio nazionale e rivestono un ruolo sempre più importante, pur con rilevanti differenze nelle diverse aree del Paese. L’impatto del sistema risulta infatti concentrato geograficamente, con le prime aree del Nord-Est in cui si trova la maggioranza dei distretti più rilevanti economicamente (58% valore Food, 56% valore Wine), ma non sono pochi i territori che hanno beneficiato della forte crescita relativa delle proprie filiere di riferimento. Produzioni più piccole, che esprimendo al massimo il proprio potenziale riescono a trainare il settore agroalimentare di qualità da nord a sud del Paese. Le prime quattro regioni coprono oltre il 70% del valore nazionale (per i comparti Food e Wine) e nelle regioni del Nord-Est si concentra la maggioranza dei distretti più rilevanti economicamente. Andando ad analizzare il quadro del ritorno economico generato dalle produzioni certificate, nel comparto “Food” emergono i risultati dell’Emilia Romagna (2.751 mln di €) e della Lombardia (1507 mln di €), seguite da Veneto (384 mln di €), Campania (366 mln di €), Trentino Alto Adige (355 mln di €), Friuli Venezia Giulia (318 mln di €), Sardegna (289 mln di €) e Piemonte (268 mln di €). Anche nel comparto “Wine” alcune regioni si segnalano per un impatto economico (vino sfuso) di grande valore molto spesso legato a denominazioni con affermazione consolidata da anni a livello internazionale. Il Veneto guida grazie al contributo di quasi tutte le sue province (1.276 mln di €), seguono la Toscana (442 mln di €), il Piemonte (352 mln di €), il Friuli Venezia Giulia (218 mln di €), il Trentino Alto Adige (198 mln di €), la Sicilia (126 mln di €), la Lombardia (125 mln di €) e l’Emilia Romagna (111 mln di €). Sotto i 100 milioni di euro, ma con un valore significativo anche Puglia (92 mln di €) e Abruzzo (89 mln di €). GDO: il principale canale di vendita Nel 2016 le vendite di questi prodotti attraverso il canale della GDO sono cresciute del +5,6% in valore, con un trend molto più sostenuto di quello del totale dell’agroalimentare a peso fisso (+1,2%). Ad oggi questo canale copre il 52% del mercato.L’analisi dei canali di vendita nazionali delle aziende Food DOP e IGP mostra come la GDO si riveli ancora il principale driver coprendo più della metà del mercato interno (52,1%), con un incremento del +8% negli ultimi 10 anni, e risulta particolarmente rilevante per i Prodotti a base di carne e gli Aceti balsamici i quali commercializzano attraverso la GDO circa due terzi della produzione. Horeca e produzioni certificate: un rapporto sempre più stretto nel nome della qualità e del territorio Se si analizza il ruolo svolto dal canale Horeca per le produzioni certificate, nel complesso circa il 4,6% del totale, si comincia a nota una

Il falso Biologico

Sono 60mila le aziende italiane che operano in regime di Biologico ed il consumo dei prodotti BIO è aumentato notevolmente negli ultimi anni. Apparentemente sembra una buona notizia perché evidenzia una sempre crescente sensibilità del consumatore verso prodotti realizzati da filiere sostenibili, tuttavia anche in questo caso vale il famoso detto “non è tutto oro quello che luccica”, perché i prodotti certificati Biologici e venduti, soprattutto, nella grande distribuzione organizzata (es. supermercati) non sono sempre così naturali come a volte ci vogliono fare credere. Comprare biologico vuol dire pagare un prezzo più alto, sia perché produrre un VERO biologico ha costi più elevati, sia perché viene pagata la certificazione Biologica: un’azienda agricola deve pagare un organismo di certificazione che possa certificare il regime di produzione biologica adottato dall’azienda richiedente. Ma come è prevedibile la maggiore richiesta da parte del mercato di prodotti Bio fa gola a tutti, anche ai produttori meno onesti. Tra i fatti di cronaca che hanno svelato truffe del “finto biologico” ricordiamo quella del 2016, denunciata anche da Report (Rai 3),  nella quale l’imprenditore Liuzzi di San Paolo di Civitate, ha venduto 10500 tonnellate di grano duro dichiarandolo biologico, nonostante i suoi terreni avessero una capacità produttiva di 50 tonnellate al massimo. Dalla documentazione, infatti, è emerso che l’imprenditore possedeva 11 ettari di terreni, ma al momento della vendita alla cooperativa Tiati, gli ettari diventarono 675 con l’obiettivo di giustificare una produzione superiore alle 10mila tonnellate. Queste tonnellate di grano sono state poi vendute ai mulini più grandi d’Italia, tra questi Santacroce, Grassi, DeVita e De Matteis. Per scoprire che il grano venduto e acquistato dai mulini non fosse realmente biologico sarebbe bastato andare a vedere cosa c’era scritto sul certificato di vendita, cosa che gli organismi di certificazione biologica di questi mulini non hanno fatto, in particolare gli enti Ccpb e Bioagricert. Ccpb certifica il mulino Grassi di Parma, leader mondiale di pasta, il quale aveva comprato 4 mila tonnellate di questo grano non biologico ed una volta acquistato lo aveva mischiato con quello già presente in azienda all’interno dei silos. La frode è emersa dopo oltre 5 mesi, quando ormai il grano era stato trasformato in pasta ed era già stato venduto in tutta Europa come biologico, nonostante non fosse grano biologico e non se ne conoscesse neanche la provenienza. LE AZIENDE CONTROLLATE SONO PROPRIETARIE DELL’ENTE CHE LI CONTROLLA Il Mulino Grassi è certificato dall’Ente Ccpb che certifica tutti i marchi più importanti come Orogel, Almaverde, Granarolo, Parmalat, Coop, Naturasì, Alcenero… Sono 160 aziende associate in un consorzio denominato il “Biologico” che è il proprietario di Ccpb, in pratica i controllati sono proprietari dell’Ente che li controlla. Chi deve vigilare sulla correttezza e imparzialità degli organismi di certificazione è l’ente unico di accreditamento denominato “Accredia”. Nell’inchiesta di Bernardo Iovene per Report è stato chiesto al direttore generale di Accredia, Filippo Trifiletti, come sia possibile che un consorzio di aziende sia proprietario dell’Ente che li controlla? La risposta di Trifiletti: “Il consorzio in quanto forma giuridica non produce e non immette prodotti sul mercato” quindi non si configura un conflitto di interessi. E con questo escamotage della forma giuridica di Conosrzio, Orogel, Almaverde, Granarolo, Parmalat, Coop, Naturasì, Alcenero e gli altri si “autocertificano” Biologici con tutto ciò che comporta: prezzi più alti, prodotti venduti come di qualità, ecc. Il tutto ha discapito dei piccoli produttori artigianali e sostenibili che devono comptere con questi colossi che trovano il modo di certificare come biologici prodotti che di biologico hanno poco o addirittura niente.

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Arnica, perchè utilizzarla

L’Arnica è una pianta ad arbusto che cresce spontaneamente nei prati d’Europa e del Nord America, caratterizzata da un bel fiore dai petali giallo intenso, per le sue proprietà terapeutiche, l’Arnica viene utilizzata con successo per condizioni patologiche specifiche quali: -contusioni, ferite e traumi. -ecchimosi ed eruzioni cutanee. -stati di alterazione della coscienza: quali torpore o shock e spaventi. -emorragie celebrali. -infezioni. -setticemia. -nausea e vomito. L’arnica è disponibile in diversi formati.   Il più comune è certamente la pomata, ma potete trovare anche l’arnica in granuli o in compresse, sotto forma di oli, gocce, arnica gel e fiale. Le sue “aree di intervento” riguardano i vasi sanguigni, i nervi, i tessuti molli del corpo, gli organi dell’apparato digestivo, anche se la sua specificità è quella di essere un rimedio da usare in caso di trauma. la posologia va stabilita in base all’entità del trauma stesso.   L’arnica si può usare anche in forma di decotto. Basterà procurarsi i fiori freschi della pianta (dal nostro erborista di fiducia). Ce ne servono due cucchiai per un’applicazione, da far bollire in un litro d’acqua per cinque minuti. Si filtra il succo ricavato e si applica sulle parti che abbiano subito una lesione, o una distorsione muscolare con una garza. Il decotto va fatto agire per circa 20 minuti. Nonostante si tratti di un rimedio naturale, le controindicazioni dell’arnica non devono essere sottovalutate. Non assumete l’arnica in compresse e non applicate l’arnica in pomata sulla pelle in caso di gravidanza o allattamento al seno. Questo rimedio naturale potrebbe provocare anche delle reazioni allergiche nelle persone sensibili alle piante della famiglia delle Asteraceae/Compositae; non applicate l’arnica sulle ferite aperte, ed evitate di assumerla se soffrite di sindrome del colon irritabile (IBS), ulcere, malattia di Crohn, o altre condizioni intestinali. L’Arnica potrebbe anche aumentare la frequenza cardiaca, quindi evitate questo rimedio se soffrite già di questo disturbo, e lo stesso vale per chi soffre di pressione alta, poiché l‘Arnica potrebbe aggravare il problema.

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