Tutto sullo zucchero
In Italia si consumano annualmente in media circa 25 kg di zucchero a persona, e di questi circa il 65% viene assunto da cibi industriali
In Italia si consumano annualmente in media circa 25 kg di zucchero a persona, e di questi circa il 65% viene assunto da cibi industriali
L’Arnica è una pianta ad arbusto che cresce spontaneamente nei prati d’Europa e del Nord America, caratterizzata da un bel fiore dai petali giallo intenso, per le sue proprietà terapeutiche, l’Arnica viene utilizzata con successo per condizioni patologiche specifiche quali: -contusioni, ferite e traumi. -ecchimosi ed eruzioni cutanee. -stati di alterazione della coscienza: quali torpore o shock e spaventi. -emorragie celebrali. -infezioni. -setticemia. -nausea e vomito. L’arnica è disponibile in diversi formati. Il più comune è certamente la pomata, ma potete trovare anche l’arnica in granuli o in compresse, sotto forma di oli, gocce, arnica gel e fiale. Le sue “aree di intervento” riguardano i vasi sanguigni, i nervi, i tessuti molli del corpo, gli organi dell’apparato digestivo, anche se la sua specificità è quella di essere un rimedio da usare in caso di trauma. la posologia va stabilita in base all’entità del trauma stesso. L’arnica si può usare anche in forma di decotto. Basterà procurarsi i fiori freschi della pianta (dal nostro erborista di fiducia). Ce ne servono due cucchiai per un’applicazione, da far bollire in un litro d’acqua per cinque minuti. Si filtra il succo ricavato e si applica sulle parti che abbiano subito una lesione, o una distorsione muscolare con una garza. Il decotto va fatto agire per circa 20 minuti. Nonostante si tratti di un rimedio naturale, le controindicazioni dell’arnica non devono essere sottovalutate. Non assumete l’arnica in compresse e non applicate l’arnica in pomata sulla pelle in caso di gravidanza o allattamento al seno. Questo rimedio naturale potrebbe provocare anche delle reazioni allergiche nelle persone sensibili alle piante della famiglia delle Asteraceae/Compositae; non applicate l’arnica sulle ferite aperte, ed evitate di assumerla se soffrite di sindrome del colon irritabile (IBS), ulcere, malattia di Crohn, o altre condizioni intestinali. L’Arnica potrebbe anche aumentare la frequenza cardiaca, quindi evitate questo rimedio se soffrite già di questo disturbo, e lo stesso vale per chi soffre di pressione alta, poiché l‘Arnica potrebbe aggravare il problema.
Differenze e tipologie di farine
L’extravergine è il più pregiato degli oli d’oliva in quanto possiede un’acidità libera inferiore allo 0,8% e rappresenta il grasso vegetale più sano e digeribile grazie alla prevalenza di acidi monoinsaturi e polinsaturi , agli antiossidanti ed alle vitamine che contiene.
La fregula è un tipo di pasta di semola prodotto in Sardegna, è formata da piccole palline di grano duro e acqua, lavorate a mano e tostate poi nel forno. Vista la sua forma è chiamata il cous cosu italiano anche se è più simile ai Berkoukes nordafricani e ai ptitim israeliani. Non sappiamo con certezza se la fregola, come tanti cibi della cucina sarda, sia nata da influenze puniche, cartaginesi o dalle sapienti mani autoctone delle donne sarde, l’unica cosa che sappiamo è che un documento dello Statuto dei Mugnai di Tempio Pausania risalente al XIV secolo ne regolamentava la preparazione, che doveva avvenire rigorosamente dal lunedì al venerdì, per potere destinare ai campi l’acqua del sabato e della domenica. Come si prepara la fregula? La si puà trovare di varie dimensioni, ma normalmente la pallina fatta di pasta semola ha una diametro di circa 2-3 mm. Per prepararla bisogna disporre la semola su un piatto largo e fondo di terracotta, impastandola e lavorandola con un movimento circolare delle mani utilizzando acqua tiepida e salata. Dopo di che viene lasciata asciugare su un telo e poi tostata in forno per una quindicina di minuti: questo processo garantisce l’assunzione del caratteristico colore dorato e il sapore davvero unico e particolare. Tra le ricette con la fregola più rinomate v’è sicuramente quella della fregula con cocciula, ossia fregola con le arselle. Da non confondere però con le telline toscane e genovesi, le arselle della cucina sarda sono vongole veraci, per l’appunto, sarde, che insieme all’artigianale pasta di semola permettono di mangiare un piatto buono, sano e genuino!
Obesità : i conservanti alimentari possono interferire a livello ormonale e promuoverla L’obesità presenta una genesi di natura multifattoriale, e sempre più evidenze stanno portando a considerare fra le cause d’insorgenza l’assunzione, sempre più massiccia, di alcuni conservanti alimentari che vengono aggiunti ai cereali per la prima colazione e ad altri prodotti quotidiani. Ricerca Clinica e di Base Un nuovo studio pubblicato in Nature Communications spiega come i ricercatori del Cedars-Sinai abbiano sviluppato una nuova piattaforma e un protocollo per testare gli effetti delle sostanze chimiche note come disgregatori endocrini sull’uomo. Le tre sostanze chimiche testate in questo studio, presenti in abbondanza nella vita moderna, sono il butilidrossitoluene (BHT) che è un antiossidante comunemente aggiunto ai cereali per la prima colazione e ad altri alimenti, al fine di proteggere le sostanze nutritive e conservare i grassi; l’acido perfluorooctanoico (PFOA) che è un polimero presente in alcune pentole, moquette e altri prodotti e la tributiltina (TBT) che è un composto presente nelle vernici che può entrare nell’acqua e accumularsi nei frutti di mare. I ricercatori hanno utilizzato tessuti che producono ormoni, coltivati da cellule staminali umane per dimostrare come l’esposizione cronica a queste sostanze chimiche può interferire con i segnali inviati dal sistema digestivo al cervello per indicare che siamo “sazi” dopo i pasti. Quando questo sistema di segnalazione si interrompe, le persone spesso continuano a mangiare e aumentano di peso. La scoperta più rilevante é che ognuno di questi prodotti chimici ha danneggiato gli ormoni reponsabili della comunicazione tra l’intestino e cervello, ma non solo: nel testare i tre additivi contemporaneamente, lo stress causato si è dimostrato molto più grave. Tra le tre sostanze chimiche testate, il butilidrossitoluene ha prodotto effetti più dannosi rispetto alle altre. Inoltre, altri scienziati hanno dimostrato che questi composti possono distruggere i sistemi ormonali negli animali da laboratorio, ma il nuovo studio è il primo ad utilizzare le cellule staminali pluripotenti e i tessuti umani per documentare come i composti possono disturbare gli ormoni critici per la segnalazione intestinale e prevenire l’obesità nelle persone.  Questo studio rafforza quanto già evidenziato anche dalla metodologia Pneisystem, ovvero che gli interferenti endocrini possono danneggiare i sistemi ormonali umani e contribuire all’epidemia di obesità. Per i loro esperimenti, il team di ricercatori ha utilizzato per primi i campioni di sangue prelevati dagli adulti e poi, attraverso la riprogrammazione dei geni, ha convertito le cellule in cellule staminali pluripotenti indotte. Quindi, utilizzando queste cellule staminali, ha sviluppato il tessuto epiteliale umano e tessuti neuronali della regione dell’ ipotalamo del cervello, la regione che regola l’appetito e il metabolismo. I ricercatori hanno poi esposto i tessuti a BHT, PFOA e TBT, uno per uno e anche in combinazione e osservato che le sostanze chimiche hanno interrotto reti che consentono agli ormoni di segnalazione di mantenere la loro struttura e essere trasportati fuori dalle cellule, rendendoli inefficaci. Le sostanze chimiche hanno anche danneggiato i mitocondri – strutture cellulari che trasformano cibo e ossigeno in energia e guidano il metabolismo del corpo. Poiché i danni chimici si sono verificati nelle “giovani” cellule, i risultati suggeriscono che un sistema ormonale difettoso potrebbe potenzialmente influenzare una madre incinta e il feto nel grembo materno. La nuova mission del Nutrizionismo pone grande attenzione alla cura dell’obesità, in quanto metodologia all’avanguardia per la gestione delle patologie a carattere endocrino e metabolico. Tale mission concentra la terapia su 4 pilastri fondamentali: – Ottimizzare le risorse psichiche attraverso l’apprendimento delle tecniche più moderne di gestione dello stress. – Dieta personalizzata in chiave antiossidante e antinfiammatoria – Potenziare l’asse psico-immunologico attraverso il movimento inteso come attività quotidiana – Saper selezionare i migliori integratori/ fitoterapici/nutraceutici/principi della low dose medicine e comporre un piano terapeutico centrato sulla persona. Dott. Alfredo Iannello, Nutrizionista (www. alfredoiannello .it)
Molte volte abbiamo sentito parlare di antiossidanti, ma non tutti ne conoscono la natura, le proprità e ancor meno dove reprirli, vediamo allora di darvi alcune importanti indicazioni tratte dal libro “Leonardo Da Vinci e la Dieta Mediterranea“ (scritto da Alfredo Iannello e Marco Biffani ed edito da Amrita Edizioni). Gli antiossidanti possono essere endogeni (prodotti dall’organismo umano) o esogeni, elaborati dalle piante per la propria difesa. Tra le diverse classi di antiossidanti presenti nei prodotti ortofrutticoli freschi, le più comuni sono: l’acido ascorbico (vitamina C); i carotenoidi (i pigmenti dalla colorazione gialla, arancione e rossa di cui sono ricchi i vegetali e i frutti giallo-arancio per la presenza di betacarotene e quelli rossi come il pomodoro per la presenza di licopene); i composti fenolici (presenti in elevata concentrazione praticamente in tutti gli alimenti di origine vegetale e nell’uva, quindi anche nel vino); i tocoferoli (presenti nei semi oleosi e negli ortaggi a foglia verde) . In cucina: anziché assumere integratori di singole vitamine, minerali e antiossidanti, è molto più efficace consumarli nel loro contesto naturale, cioè nella frutta e negli ortaggi dai colori vivaci. Ingerire solamente il singolo elemento di cui siamo carenti significa ignorare, infatti, la complessa e per molti versi sconosciuta dinamica della natura. Mangiando un’arancia, ottima per la salute, non assumiamo solo vitamina C, ma tutta una serie di altre sostanze benefiche per l’organismo, che agiscono in sinergia con le vitamine e con gli altri enzimi, minerali, ormoni e micronutrienti in essa contenuti in modo ancora ignoto (ma salutare). Proprietà: gli antiossidanti sono particolarmente importanti perché contrastano le ossidazioni prodotte dai radicali liberi, (tossine particolarmente dannose prodotte dalle reazioni chimiche generate soprattutto da quei laboratori che sono le nostre cellule). Il Ministero della Salute statunitense ha messo a punto una scala (ORAC) per misurare la capacità degli antiossidanti di assorbire i radicali liberi (ma ci risulta non sia stata considerata del tutto affidabile). L’alimento più ricco di antiossidanti è il succo d’uva nera. Un bicchiere di succo corrisponde a 5216 unità ORAC.
Qual è il significato dei marchi DOP e IGP? I prodotti Biologici che marchio devono avere? Che differenza c’é tra DOP e IGP e IGT? Il marchio DOP certifica i prodotti realizzati esclusivamente nel territorio di Origine dichiarato. Il marchio IGP certifica che le fasi più importanti della lavorazione, ovvero quelle che conferiscono al prodotto le sue peculiari caratteristiche, sono svolte in una determinata località. Nel caso dell’IGP, quindi, il processo produttivo non è svolto esclusivamente nella zona di Origine. Dal mese di marzo 2016 in base ad una normativa europea per il cosiddetto “latte fieno” e i suoi derivanti è possibile inserire la voce in etichetta “STG” ovvero Specialità Tradizionale Garantita. L’articolo 2 del Regolamento CE n. 510/2006 specifica: “Si intende per: «Denominazione D’origine», il nome di una Regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: – originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese – la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico, inclusi i fattori naturali e umani – la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata; «Indicazione Geografica», il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: – come originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese – del quale una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche possono essere attribuite a tale origine geografica – la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata”. E specifica altresì che “Sono considerate come denominazione d’origine e indicazioni geografiche le denominazioni tradizionali, geografiche o meno, che designano un prodotto agricolo o alimentare e che soddisfino i requisiti di cui al precedente” elenco. L’acronimo di Specialità Tradizionale Garantita, STG è un marchio che tutela a livello comunitario le produzioni agricole o alimentari tradizionali legate alla tradizione di una zona ma che non vengono necessariamente prodotti in tale zona. Sono prodotti agroalimentari che possiedano qualità specifiche derivanti dalle materie prime utilizzate, oppure dalle tecniche di produzione o di trasformazione utilizzate. Nel caso dei vini esiste il marchio IGT che non va confuso con IGP. Infatti IGT è l’Identificazione Geografica Tipica dei vini e serve per stabilire la zona geografica di produzione, i vitigni, le caratteristiche enologiche (es. colore), ed altri parametri. Il marchio BIO, ovvero il marchio che attesta una produzione biologica, è disciplinato dal regolamento CE n.834/2007, che cerca di fare chiarezza, di seguito alcuni stralci: “….La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali….. prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”. Il regolamento europeo è molto chiaro, per tale motivo una azienda realmente biologica dovrebbe essere sinonimo di alimenti sani e genuini. Purtroppo, però, come negli altri settori commerciali anche in quello alimentare le truffe sono dietro l’angolo, e quindi occorre fare attenzione durante l’acquisto dei prodotti, cercando di capire, cercando informazioni sull’azienda (a volte basta Internet), se si tratti veramente di una produzione biologica. Il regolamento europeo continua specificando: “…Al fine di evitare l’inquinamento dell’ambiente, in particolare delle risorse naturali come il suolo e l’acqua, la produzione animale biologica dovrebbe prevedere… uno stretto legame tra tale produzione e la terra, idonei sistemi di rotazione pluriennale e l’alimentazione degli animali con prodotti vegetali provenienti dall’agricoltura biologica coltivati nell’azienda stessa o in aziende biologiche vicine…. Gli elementi essenziali del sistema di gestione della produzione biologica vegetale sono la gestione della fertilità del suolo, la scelta delle specie e delle varietà, la rotazione pluriennale delle colture, il riciclaggio delle materie organiche e le tecniche colturali. Si dovrebbe ricorrere all’aggiunta di concimi, ammendanti e prodotti fitosanitari soltanto se tali prodotti sono compatibili con gli obiettivi e i principi dell’agricoltura biologica”. Di particolare interesse la parte del regolamento che vieta l’uso di OGM nell’agricoltura biologica. “È vietato l’uso di OGM nella produzione biologica. A fini di chiarezza e di coerenza, occorre precludere la possibilità di etichettare come biologico un prodotto che deve essere etichettato come contenente OGM, costituito da OGM o derivato da OGM. Gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti derivati od ottenuti da OGM sono incompatibili con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno dei prodotti biologici
L’anguria è uno dei frutti più buoni e salutari che la stagione estiva ci offre. Ricca di vitamine, soprattutto A e C e di sali minerali come potassio e magnesio, è un potente alleato della dieta con sole 30 kcal per 100 gr, oltre che ad essere un frutto dissetante e depurativo. L’anguria inoltre contiene molta acqua aiutandoci dunque a combattere la ritenzione di liquidi. Ma come facciamo a riconoscere una buona anguria? Basta saper leggere la sua buccia! Vediamo dunque quali sono le caratteristiche esteriori che dobbiamo valutare: -Le linee: se le linee sono molto vicine tra loro nella parte inferiore, significa che la buccia è più sottile e dunque il frutto interno contiene molta polpa e sarà più gustoso. – Il colore: osserva bene le varie strisce presenti sulla buccia, più il colore si avvicina al verde scuro, più è sinonimo di stagionalità e dolcezza. – Lo stelo: l’anguria con lo stelo arricciato è sempre più dolce di quella che ha lo stelo dritto. – Il punto di appoggio: cerca il punto dove il frutto è rimasto sul terreno durante la maturazione, quel punto deve essere di un colore giallo, se lo vedi bianco o verdastro significa che il frutto è stato colto prima della sua maturazione. Buona ricerca e buon appetito!
Gli asparagi (Asparagus officinalis), della famiglia delle Liliacee, sono dei germogli teneri e ricchi di polpa che nascono spontaneamente nei boschi (la specie Asparagus acutifolius), ma vengono anche coltivati industrialmente, sia nei campi che nelle serre (asparagiaie). Le varietà più comuni sono: asparago bianco: tale perché coltivato volutamente in assenza di luce solare; asparago violetto: dal colore lilla e dal sapore leggermente amarognolo; asparago verde: coltivato alla luce del sole, dal sapore dolciastro, è il più usato in cucina. La Cina è attualmente di gran lunga la più grande produttrice di asparagi. Il nome asparago è di origine persiana. Sembra che i primi a coltivarlo siano stati gli egizi, ma furono i romani – che ne erano ghiotti – a farne una coltivazione intensiva e un uso massiccio in cucina. Sia la coltivazione che la preparazione e le ricette sono citate da Plinio, Catone e Apicio. Nel Cinquecento, la coltivazione si estese ad altri Paesi europei e fu portato dai colonizzatori anche in Nordamerica. Si mangiano lessati, saltati in padella, cotti al vapore e sono oggetto di diverse ricette locali e regionali. Possono essere cucinati alla parmigiana, con le uova, al burro e formaggio, coi funghi, con vinaigrette, con burro, olio d’oliva, sale e parmigiano reggiano. Vengono anche usati per preparare risotti, paste, zuppe, vellutate, mousse. Occupano un posto di diritto nella dieta mediterranea, dove spesso vengono consumati lessi intinti in un pinzimonio (in romanesco cazzimperio) di sale, olio d’oliva e pepe. L’asparagina, un amminoacido presente in gran quantità in questa verdura, produce ottime proteine valide per l’organismo (alcuni prodotti di scarto conferiscono all’urina un odore molto particolare). Oltre ad avere un notevole contenuto di potassio, gli asparagi sono ricchi di acido folico, diversi minerali, vitamine, e portano benefici al cuore, al sistema nervoso e ai muscoli in generale. Sono anche diuretici e contrastano le malattie reumatiche. Inoltre, vengono usati come decotti. La presenza di una particolare proteina li rende possibile causa di allergia. 100 grammi di asparagi di bosco generano 35 kcal (146 kj). 100 grammi di asparagi di serra generano 24 kcal (100 kj). L’IG è circa 15.