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Categoria: Lo Sapevi che

La vera Bresaola Artigianale

Dove comprare la Bresaola artigianale, lavorata da carne fresca (non congelata) senza nitrati, nitriti, salnitro, glutine e lattosio. La Bresaola è realizzata partendo dalla carne di Bovino, in particolare dai tagli magatello, punta d’anca, fesa, sottofesa e sottosso. La preparazione prevede che venga essiccata all’aria con una stagionatura che va dalle 4 alle 12 settimane, dopo tale tempo si indurisce ed acquista il suo colore rosso scuro, quasi marrone/violaceo. E’ un salume particolarmente magro, tenero con sentori dolciastri. La tipica zona di produzione è la Valtellina, area geografica alpina situata nella regione Lombardia, che insieme alla Valchiavenna forma la provincia di Sondrio. La Bresaola Artigianale è ricco di proteine, ferro e sali minerali, per questo è l’ingrediente tipico delle diete dimagranti, ricostituenti ed è ottimo come integratore per gli sportivi. In Italia, purtroppo, la maggior parte della Bresaola in commercio viene realizzata partendo da carne congelata, proveniente dal Brasile, in particolare carne bovina dello Zebù, un bovino allevato soprattuto in Africa e America Latina che presenta una gobba ed ha una carne abbastanza magra. Inoltre, la Bresaola in commercio contiene glutine, lattosio e soprattutto conservanti chimici (nitriti, nitrati, salnitro, solfiti). La nostra Associazione ha impiegato ben due anni per trovare un piccolo produttore artigianale di Bresaola, che utilizzasse solo carne fresca e che nella lavorazione non usasse conservanti chimici. Puoi venire a gustare la nostra Bresaola nel punto vendita di Roma in via Catania 39, via Cremona 58 e a brevissimo si potrà anche acquistare su www.cibisaniegenuini.com. La Preparazione Ecco come viene realizzata la Bresaola dal nostro piccolo produttore: “utilizziamo carne fresca di Scottona e Angus, la prima operazione che facciamo è quella di togliere tutto il grasso e i nervi dalla carne, in quanto ne potrebbero alterare gusto e tenerezza. La carne, così pulita, viene messa in salamoia dove viene lasciata per alcuni giorni in base alla pezzatura, ed è durante questo periodo di tempo che viene girata e massaggiata almeno due volte al giorno, così da favorire l’assorbimento di tutti i sapori da parte della carne. La Stagionatura Finito il periodo di salamoia, la carne viene messa a stagionare, ed è da questo momento che inizia il processo di “fioritura”, segno di una sana maturazione (comparsa delle muffe buone, che sono molto importanti per mantenere l’umidità, il sapore, le caratteristiche nutrizionali). Trascorsi almeno altri due mesi per la stagionatura, la Bresaola Artigianale è pronta per essere gustata. Dato che si tratta di un prodotto totalmente naturale e fatto a mano, al termine del processo di maturazione presenterà un colore che va dal bianco al grigio/marrone scuro. La nostra Bresaola Artigianale è senza glutine, senza lattosio e senza conservanti chimici (nitriti, nitrati, salnitro, solfiti), quindi può essere mangiata tranquillamente da grandi e piccini.” Abbiamo selezionato un piccolo produttore della Valtellina che realizza la Bresaola artigianale, lavorata da carne fresca (non congelata) senza nitrati, nitriti, salnitro, glutine e lattosio. 

Il falso Biologico

Sono 60mila le aziende italiane che operano in regime di Biologico ed il consumo dei prodotti BIO è aumentato notevolmente negli ultimi anni. Apparentemente sembra una buona notizia perché evidenzia una sempre crescente sensibilità del consumatore verso prodotti realizzati da filiere sostenibili, tuttavia anche in questo caso vale il famoso detto “non è tutto oro quello che luccica”, perché i prodotti certificati Biologici e venduti, soprattutto, nella grande distribuzione organizzata (es. supermercati) non sono sempre così naturali come a volte ci vogliono fare credere. Comprare biologico vuol dire pagare un prezzo più alto, sia perché produrre un VERO biologico ha costi più elevati, sia perché viene pagata la certificazione Biologica: un’azienda agricola deve pagare un organismo di certificazione che possa certificare il regime di produzione biologica adottato dall’azienda richiedente. Ma come è prevedibile la maggiore richiesta da parte del mercato di prodotti Bio fa gola a tutti, anche ai produttori meno onesti. Tra i fatti di cronaca che hanno svelato truffe del “finto biologico” ricordiamo quella del 2016, denunciata anche da Report (Rai 3),  nella quale l’imprenditore Liuzzi di San Paolo di Civitate, ha venduto 10500 tonnellate di grano duro dichiarandolo biologico, nonostante i suoi terreni avessero una capacità produttiva di 50 tonnellate al massimo. Dalla documentazione, infatti, è emerso che l’imprenditore possedeva 11 ettari di terreni, ma al momento della vendita alla cooperativa Tiati, gli ettari diventarono 675 con l’obiettivo di giustificare una produzione superiore alle 10mila tonnellate. Queste tonnellate di grano sono state poi vendute ai mulini più grandi d’Italia, tra questi Santacroce, Grassi, DeVita e De Matteis. Per scoprire che il grano venduto e acquistato dai mulini non fosse realmente biologico sarebbe bastato andare a vedere cosa c’era scritto sul certificato di vendita, cosa che gli organismi di certificazione biologica di questi mulini non hanno fatto, in particolare gli enti Ccpb e Bioagricert. Ccpb certifica il mulino Grassi di Parma, leader mondiale di pasta, il quale aveva comprato 4 mila tonnellate di questo grano non biologico ed una volta acquistato lo aveva mischiato con quello già presente in azienda all’interno dei silos. La frode è emersa dopo oltre 5 mesi, quando ormai il grano era stato trasformato in pasta ed era già stato venduto in tutta Europa come biologico, nonostante non fosse grano biologico e non se ne conoscesse neanche la provenienza. LE AZIENDE CONTROLLATE SONO PROPRIETARIE DELL’ENTE CHE LI CONTROLLA Il Mulino Grassi è certificato dall’Ente Ccpb che certifica tutti i marchi più importanti come Orogel, Almaverde, Granarolo, Parmalat, Coop, Naturasì, Alcenero… Sono 160 aziende associate in un consorzio denominato il “Biologico” che è il proprietario di Ccpb, in pratica i controllati sono proprietari dell’Ente che li controlla. Chi deve vigilare sulla correttezza e imparzialità degli organismi di certificazione è l’ente unico di accreditamento denominato “Accredia”. Nell’inchiesta di Bernardo Iovene per Report è stato chiesto al direttore generale di Accredia, Filippo Trifiletti, come sia possibile che un consorzio di aziende sia proprietario dell’Ente che li controlla? La risposta di Trifiletti: “Il consorzio in quanto forma giuridica non produce e non immette prodotti sul mercato” quindi non si configura un conflitto di interessi. E con questo escamotage della forma giuridica di Conosrzio, Orogel, Almaverde, Granarolo, Parmalat, Coop, Naturasì, Alcenero e gli altri si “autocertificano” Biologici con tutto ciò che comporta: prezzi più alti, prodotti venduti come di qualità, ecc. Il tutto ha discapito dei piccoli produttori artigianali e sostenibili che devono comptere con questi colossi che trovano il modo di certificare come biologici prodotti che di biologico hanno poco o addirittura niente.

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Arnica, perchè utilizzarla

L’Arnica è una pianta ad arbusto che cresce spontaneamente nei prati d’Europa e del Nord America, caratterizzata da un bel fiore dai petali giallo intenso, per le sue proprietà terapeutiche, l’Arnica viene utilizzata con successo per condizioni patologiche specifiche quali: -contusioni, ferite e traumi. -ecchimosi ed eruzioni cutanee. -stati di alterazione della coscienza: quali torpore o shock e spaventi. -emorragie celebrali. -infezioni. -setticemia. -nausea e vomito. L’arnica è disponibile in diversi formati.   Il più comune è certamente la pomata, ma potete trovare anche l’arnica in granuli o in compresse, sotto forma di oli, gocce, arnica gel e fiale. Le sue “aree di intervento” riguardano i vasi sanguigni, i nervi, i tessuti molli del corpo, gli organi dell’apparato digestivo, anche se la sua specificità è quella di essere un rimedio da usare in caso di trauma. la posologia va stabilita in base all’entità del trauma stesso.   L’arnica si può usare anche in forma di decotto. Basterà procurarsi i fiori freschi della pianta (dal nostro erborista di fiducia). Ce ne servono due cucchiai per un’applicazione, da far bollire in un litro d’acqua per cinque minuti. Si filtra il succo ricavato e si applica sulle parti che abbiano subito una lesione, o una distorsione muscolare con una garza. Il decotto va fatto agire per circa 20 minuti. Nonostante si tratti di un rimedio naturale, le controindicazioni dell’arnica non devono essere sottovalutate. Non assumete l’arnica in compresse e non applicate l’arnica in pomata sulla pelle in caso di gravidanza o allattamento al seno. Questo rimedio naturale potrebbe provocare anche delle reazioni allergiche nelle persone sensibili alle piante della famiglia delle Asteraceae/Compositae; non applicate l’arnica sulle ferite aperte, ed evitate di assumerla se soffrite di sindrome del colon irritabile (IBS), ulcere, malattia di Crohn, o altre condizioni intestinali. L’Arnica potrebbe anche aumentare la frequenza cardiaca, quindi evitate questo rimedio se soffrite già di questo disturbo, e lo stesso vale per chi soffre di pressione alta, poiché l‘Arnica potrebbe aggravare il problema.

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Fregula: tipica pasta sarda

La fregula è un tipo di pasta di semola prodotto in Sardegna, è formata da piccole palline di grano duro e acqua, lavorate a mano e tostate poi nel forno. Vista la sua forma è chiamata il cous cosu italiano anche se è più simile ai Berkoukes nordafricani e ai ptitim israeliani. Non sappiamo con certezza se la fregola, come tanti cibi della cucina sarda, sia nata da influenze puniche, cartaginesi o dalle sapienti mani autoctone delle donne sarde, l’unica cosa che sappiamo è che un documento dello Statuto dei Mugnai di Tempio Pausania risalente al XIV secolo ne regolamentava la preparazione, che doveva avvenire rigorosamente dal lunedì al venerdì, per potere destinare ai campi l’acqua del sabato e della domenica. Come si prepara la fregula? La si puà trovare di varie dimensioni, ma normalmente la pallina fatta di pasta semola ha una diametro di circa 2-3 mm. Per prepararla bisogna disporre la semola su un piatto largo e fondo di terracotta, impastandola e lavorandola con un movimento circolare delle mani utilizzando acqua tiepida e salata. Dopo di che viene lasciata asciugare su un telo e poi tostata in forno per una quindicina di minuti: questo processo garantisce l’assunzione del caratteristico colore dorato e il sapore davvero unico e particolare. Tra le ricette con la fregola più rinomate v’è sicuramente quella della fregula con cocciula, ossia fregola con le arselle. Da non confondere però con le telline toscane e genovesi, le arselle della cucina sarda sono vongole veraci, per l’appunto, sarde, che insieme all’artigianale pasta di semola permettono di mangiare un piatto buono, sano e genuino!

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Obesità e conservanti

Obesità : i conservanti alimentari possono interferire a livello ormonale e promuoverla L’obesità presenta una genesi di natura multifattoriale, e sempre più evidenze stanno portando a considerare fra le cause d’insorgenza l’assunzione, sempre più massiccia, di alcuni conservanti alimentari che vengono aggiunti ai cereali per la prima colazione e ad altri prodotti quotidiani. Ricerca Clinica e di Base Un nuovo studio pubblicato in Nature Communications spiega come i ricercatori del Cedars-Sinai abbiano sviluppato una nuova piattaforma e un protocollo per testare gli effetti delle sostanze chimiche note come disgregatori endocrini sull’uomo. Le tre sostanze chimiche testate in questo studio, presenti in abbondanza nella vita moderna, sono il butilidrossitoluene (BHT) che è un antiossidante comunemente aggiunto ai cereali per la prima colazione e ad altri alimenti, al fine di proteggere le sostanze nutritive e conservare i grassi; l’acido perfluorooctanoico (PFOA) che è un polimero presente in alcune pentole, moquette e altri prodotti e la tributiltina (TBT) che è un composto presente nelle vernici che può entrare nell’acqua e accumularsi nei frutti di mare. I ricercatori hanno utilizzato tessuti che producono ormoni, coltivati da cellule staminali umane per dimostrare come l’esposizione cronica a queste sostanze chimiche può interferire con i segnali inviati dal sistema digestivo al cervello per indicare che siamo “sazi” dopo i pasti. Quando questo sistema di segnalazione si interrompe, le persone spesso continuano a mangiare e aumentano di peso. La scoperta più rilevante é che ognuno di questi prodotti chimici ha danneggiato gli ormoni reponsabili della comunicazione tra l’intestino e cervello, ma non solo: nel testare i tre additivi contemporaneamente, lo stress causato si è dimostrato molto più grave. Tra le tre sostanze chimiche testate, il butilidrossitoluene ha prodotto effetti più dannosi rispetto alle altre. Inoltre, altri scienziati hanno dimostrato che questi composti possono distruggere i sistemi ormonali negli animali da laboratorio, ma il nuovo studio è il primo ad utilizzare le cellule staminali pluripotenti e i tessuti umani per documentare come i composti possono disturbare gli ormoni critici per la segnalazione intestinale e prevenire l’obesità nelle persone.  Questo studio rafforza quanto già evidenziato anche dalla metodologia Pneisystem, ovvero che gli interferenti endocrini possono danneggiare i sistemi ormonali umani e contribuire all’epidemia di obesità. Per i loro esperimenti, il team di ricercatori ha utilizzato per primi i campioni di sangue prelevati dagli adulti e poi, attraverso la riprogrammazione dei geni, ha convertito le cellule in cellule staminali pluripotenti indotte. Quindi, utilizzando queste cellule staminali, ha sviluppato il tessuto epiteliale umano e tessuti neuronali della regione dell’ ipotalamo del cervello, la regione che regola l’appetito e il metabolismo. I ricercatori hanno poi esposto i tessuti a BHT, PFOA e TBT, uno per uno e anche in combinazione e osservato che le sostanze chimiche hanno interrotto reti che consentono agli ormoni di segnalazione di mantenere la loro struttura e essere trasportati fuori dalle cellule, rendendoli inefficaci. Le sostanze chimiche hanno anche danneggiato i mitocondri – strutture cellulari che trasformano cibo e ossigeno in energia e guidano il metabolismo del corpo. Poiché i danni chimici si sono verificati nelle “giovani” cellule, i risultati suggeriscono che un sistema ormonale difettoso potrebbe potenzialmente influenzare una madre incinta e il feto nel grembo materno. La nuova mission del Nutrizionismo pone grande attenzione alla cura dell’obesità, in quanto metodologia all’avanguardia per la gestione delle patologie a carattere endocrino e metabolico. Tale mission concentra la terapia su 4 pilastri fondamentali: – Ottimizzare le risorse psichiche attraverso l’apprendimento delle tecniche più moderne di gestione dello stress. – Dieta personalizzata in chiave antiossidante e antinfiammatoria – Potenziare l’asse psico-immunologico attraverso il movimento inteso come attività quotidiana – Saper selezionare i migliori integratori/ fitoterapici/nutraceutici/principi della low dose medicine e comporre un piano terapeutico centrato sulla persona.   Dott. Alfredo Iannello, Nutrizionista  (www. alfredoiannello .it)

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Antiossidanti, farmaco naturale

Molte volte abbiamo sentito parlare di antiossidanti, ma non tutti ne conoscono la natura, le proprità e ancor meno dove reprirli, vediamo allora di darvi alcune importanti indicazioni tratte dal libro “Leonardo Da Vinci e la Dieta Mediterranea“ (scritto da Alfredo Iannello e Marco Biffani ed edito da Amrita Edizioni). Gli antiossidanti possono essere endogeni (prodotti dall’organismo umano) o esogeni, elaborati dalle piante per la propria difesa. Tra le diverse classi di antiossidanti presenti nei prodotti ortofrutticoli freschi, le più comuni sono: l’acido ascorbico (vitamina C); i carotenoidi (i pigmenti dalla colorazione gialla, arancione e rossa di cui sono ricchi i vegetali e i frutti giallo-arancio per la presenza di betacarotene e quelli rossi come il pomodoro per la presenza di licopene); i composti fenolici (presenti in elevata concentrazione praticamente in tutti gli alimenti di origine vegetale e nell’uva, quindi anche nel vino); i tocoferoli (presenti nei semi oleosi e negli ortaggi a foglia verde) . In cucina: anziché assumere integratori di singole vitamine, minerali e antiossidanti, è molto più efficace consumarli nel loro contesto naturale, cioè nella frutta e negli ortaggi dai colori vivaci. Ingerire solamente il singolo elemento di cui siamo carenti significa ignorare, infatti, la complessa e per molti versi sconosciuta dinamica della natura. Mangiando un’arancia, ottima per la salute, non assumiamo solo vitamina C, ma tutta una serie di altre sostanze benefiche per l’organismo, che agiscono in sinergia con le vitamine e con gli altri enzimi, minerali, ormoni e micronutrienti in essa contenuti in modo ancora ignoto (ma salutare). Proprietà: gli antiossidanti sono particolarmente importanti perché contrastano le ossidazioni prodotte dai radicali liberi, (tossine particolarmente dannose prodotte dalle reazioni chimiche generate soprattutto da quei laboratori che sono le nostre cellule). Il Ministero della Salute statunitense ha messo a punto una scala (ORAC) per misurare la capacità degli antiossidanti di assorbire i radicali liberi (ma ci risulta non sia stata considerata del tutto affidabile). L’alimento più ricco di antiossidanti è il succo d’uva nera. Un bicchiere di succo corrisponde a 5216 unità ORAC.

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